Per conoscere e valorizzare l’opera dei migliori autori, da coinvolgere in mostre ed eventi organizzati dalla rivista mensile “Italia Arte” e dalla struttura giornalistica ed editoriale di “Italia Arte” in prestigiosi spazi di tutto il mondo.
L’ “Internazionale” gode del Patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia e della Città di Torino e del Consorzio Villa Gualino.
La rivista “Italia Arte” è distribuita in Italia e all’estero presso Musei, Fondazioni, Gallerie, Accademie, Università, Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura nel mondo, Enti pubblici e privati, Aziende pubbliche e private, Istituzioni politiche e artistiche nazionali e internazionali, Fiere di settore nazionali e internazionali.
Villa Gualino, Torino dal 1O al 30 APRILE 2010
Stefano Giachè
Stefano Giachè conserva il gusto per il paesaggio tipico della migliore produzione pittorica italiana degli ultimi secoli e lo declina con una tavolozza che indugia sulla luminosità della natura, dell’erba, degli alberi o dei cieli, che nei suoi dipinti raccontano di una cultura figurativa in pittura dalle radici lontane. Giachè ama le vedute tradizionali, strutturate secondo i principi della buona e vera pittura di un tempo, in cui si accompagnava l’occhio dell’osservatore alla scoperta dei dettagli del quadro, della pennellata, dei minuti particolari dell’insieme. Spesso le quinte creano un percorso visivo che induce a riflettere sulla rappresentazione generale, sul realismo e sulla tavolozza, fresca e vitale. Il ‘memento mori’ della natura che invade ogni ricordo della memoria umana è topos letterario e artistico colto e simbolico e a volte Giachè se ne serve per trasformare una veduta in metafora della vita. L’albero proteso verso il cielo, spesso pino marittimo, cipresso o imponente figura dell’opera contiene in sè il simbolo della vita e della tensione verso il cielo, più spirituale che fisica dell’uomo e dell’universo; l’acqua riflette e deforma l’immagine specchiata, come nel “Narciso” di Caravaggio si racconta un’utopia di bellezza e di purezza, rovine antiche si accostano a moderne costruzioni, in un dialogo contemporaneo tra culture e mondi lontani. Insomma, Stefano Giachè incarna il prototipo del pittore vero, quello che eravamo abituati a vedere nei campi o lungo i fiumi, con la sua tavolozza e il cavalletto fidato, per fermare un ricordo, un’immagine. E’ così che ancora oggi la sua pittura coinvolge, perchè possiede la passione del mestiere autentico, il dono di saper cogliere, anche da una pietra, da una nuvola il fascino misterioso e inarrivabile della Creazione.
Prof. Guido FOLCO
Pubblicato su ITALIA ARTE rivista mensile di cultura e del made in italy, mese di Aprile 2010
Concorso internazionale “Premio Giorgione”presso il nuovo Centro di cultura Visiva per la valorizzazione dell’Arte contenpoanea, piazza Serenissima n. 80, Castelfranco Veneto (TV).
Con il patrocinio della regione Veneto e della provincia di Treviso.
Dal 27 marzo al 10 aprile 2010.
Una mia opera è sempre visibile presso la galleria “Consorti” di Roma
Artisti della galleria: Asdrubali, Ceccobelli, Dorazio, Frangi, Liberatori, Schifano (Luglio/Settembre).
orari: 10,30-13/16,30-19,30 – Lun. mattina chiuso.
Indicazioni:
Galleria Augusto Consorti
Via Margutta, 52/a (00187) – Roma
+39 063614053 , +39 o63614053 (fax).
Una mia opera è sempre visibile presso la galleria “Cassiopea” di Roma.
Luogo di eventi, incontro-confronto tra operatori dell’Arte, un viaggio intorno alle nuove tendenze contemporanee, raccontate con impegno e serietà, secondo i linguaggi diversi di pittori e scultori
Indicazioni:
Galleria Cassiopea
Piazza Verbano, 8 (00198) – Roma
+39 0698184111 , +39 0684241910 (fax), +39 3392191035
Al ritorno idilliaco di un affettuoso abbraccio con la natura, o meglio, con la campagna romana, Giachè arriva con una creatività fortemente motivata. Impressioni mai alterate anzi, come fermate nel tempo, rivivono nelle sue opere formulate nell’intensità di una denuncia o di un ricamo. Oltre il presupposto di una rielaborazione e trasposizione prettamente artistica, l’Autore vuole, attraverso il suo particolare linguaggio, vivere nell’esaltazione di qualcosa che si puo’ ancora salvare, in opposizione a chi, della campagna romana ha fatto indiscriminatamente scempio. L’occhio consapevole di Giachè scruta e ripropone le antiche vestigia romane e, con obiettiva sintesi ed eleganza, ci offre il suo rapporto con un figurativo fatto di “non sola realtà”.
In tal senso egli ha motivato di essere e di esprimersi in un “figurativo immaginifico”, abile ed al tempo stesso accuratamente riproposto.
Ne gode la bellezza dei colori, caldi, solari, avvolgenti, animati nella vivezza delle variazioni, ad espressione di una particolare sensibilità e d’una professionalità pienamente acquisita.
Critico d’arte e gallerista – Anny Baldissera
Pubblicato su “Italia sera” quotidiano d’informazione – anno XIII numero 122 – mercoledì 28 maggio 2008.
In un mondo che spesso rinnega i moduli formali del passato, desta interesse un artista come Stefano Giachè che con sobrietà ed equilibrio crea risonanze emotive in opere articolate intorno ad una realtà naturale ed intimista nella quale la presenza dell’uomo si intuisce attraverso ubertose campagne, paesaggi popolati di ruderi che trasudano storia sempre in primo piano, scorci, piazze silenziose con monumentali chiese, fiori recisi ma palpitanti di vita, tutta una natura che conserva nel tempo il fascino intatto di immagini di arcaica bellezza.
È un discorso poetico che descrive ed idealizza in una vasta gamma di colori solari che vanno dai verdi squillanti, personalissimi, agli arancio, ai rosa pallidi striati raffigurazioni di grande suggestione che mostrano una approfondita ricerca di tecniche ma anche una mano che ha acquisito sicurezza nel segno con anni di studio di ceramica ed una sensibilità particolare che gli permette di creare sulla tela con toni caldi ed assolati romantiche ed indimenticabili visioni.
Dott.ssa Mara Ferloni
(critico d’arte)
Pubblicato su “SEGNI D’ARTE” anno XIII Speciale n.1, giugno 2008
L’oro dei tramonti sulle arcate antiche, in una passeggiata di papaveri e cardi ed il verde delle gemme di primavera: questi i colori dell’impegno creativo di Stefano Giachè.
Un tuffo nel passato, per cercare dietro ogni colonna spezzata una divinità nascosta e scherzosa, pur nella serietà di una dilatazione della storia che percorre i suoi resti, talora in una corsa contro il tempo, il cammino che lega Roma con la campagna di Capannelle e Ciampino. Gli occhi dell’artista scrutano e riproducono con meraviglia le immagini assolate, talora desolate di una pietra miliare, del frammento di un arco, di un paesaggio quasi arcadico, nel quale ninfe e muse ancora danzano inghirlandate, per catturare un satiro o ispirare un nostalgico. Stefano Giachè disdegna tecniche superate e accarezza i suoi dipinti con lo sguardo impregnato dei colori della terra e dell’erba dopo la pioggia. Il risultato è tenue e delicato, anche quando a predominare nelle tele brillano il rosso dei papaveri o il giallo delle ginestre. Ogni creazione dell’artista si distingue per grazia e precisione di particolari, dai sassi che coronano una colonna in frantumi, come se ognuno di essi fosse un’immane perdita per chi guarda e per chi vuole fermare nella sua pittura lo sfacelo di coloro che nel passato hanno profuso l’ingegno in opere degne di eternità.
Prof.ssa Anna Filomena Santone
(scrittrice)
Pubblicato su “L’attualità” periodico mensile di società e cultura – n. 1 – Gennaioo 2009
…mi piace dire di Stefano Giachè. Da sempre dedito all’arte, si sta affermando solo da pochi anni con la sua opera pittorica che predilige, ed è il suo tema dominante, il paesaggio, in specie quello della campagna romana, sulle rimembranze del Gran Tour che ha portato in Italia artisti che vi hanno operato bene e a lungo come Hubert Robert, il tedesco Hackert, maestro di disegno e di pittura di quel grande che fù Goethe, anche per gli studi di ottica, di percezione del colore. Senza tralasciare i memorialisti quale il de Brosses vero anticipatore degli scritti di genere memorie di viaggio.
Non mancano, nella produzione, dei piccoli quadri, per le misure, che mi sono molto piaciuti dove l’artista con brillanti tagli compositivi coglie degli angoli che valgono un paesaggio, descrivendo un mondo nell’attesa dell’occhio vigile e sensibile di chi andrà a scoprirlo e, nel caso, vorrà rappresentarlo sulla tela.
Molto belle per il brillante colore che ne consegue le opere dipinte su masonite, mentre in altri olii va cercata l’indicazione dell’artista che riconosce a dei grandi dell’ottocento quale Corot, di cui Giachè ha saputo estrapolare un dettaglio per creare un opera personalissima che rende omaggio al grande francese ma insieme afferma se stesso e la sua poetica.
La tavolozza usata da Stefano è fatta di colori chiari, delicati quasi fossero pastellati, atti ad esprimere una visione positiva del mondo, diversa da quella che ci appare oggi ed andando, per converso, a cercarla nelle vestigia suggestive degli innumerevoli ruderi dell’antica Roma, che decorano le campagne immediate ai confini della città.
In alcun i casi la sua poetica straniante ci porta fuori dal tempo e dello spazio per condurci nella fiaba , nel sogno e che resta fedele al suo stile pur richiamando un grande della pittura naive moderna quale Generalic. L’arte di Giache’ è un manifesto di denuncia teso a salvare ciò che resta di questo mondo, vivo fino agli anni sessanta, e che in poco tempo è stato stravolto dall’abuso edilizio.
Un’arte figurativa quindi, propria di un paesaggista doc, a volte modificando la realtà se lo ritiene, resa con stile personalissimo , un’arte simbolica e direi, e mi scuso per l’uso improprio dell’aggettivo, concettuale, da intendere qui nel senso che egli vuole esprimere in pittura il suo credo di uomo, di artista con la fiducia che questo messaggio venga accolto dagli uomini, come solo in parte è stato il protocollo di Kyoto. Per concludere un’arte la sua che produce emozioni senza tempo e nella quale affiora, senza pesare, il pensiero nazionale che sostiene il suo poiesis.
Dott. Alessandro Ferraro
(critico d’arte)
Pubblicato su “L’ATTUALITA”, periodico mensile di società e cultura – n. 6 – Giugno 2008
